Rubrica settimanale di Alessandro D’Avenia pubblicata sul sito del Corriere della Sera.

“Ci sono studenti che in un battito d’ali ti insegnano quello che tu hai provato a imparare per anni. A Riccardo sono bastate due ore, le uniche in cui è stato mio studente, o meglio, mio insegnante. Alla fine del 2014 una professoressa mi ha scritto chiedendomi di accogliere Riccardo durante una mia lezione. Nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, gli alunni avevano l’opportunità di «andare a bottega» da qualcuno del mestiere che erano orientati a intraprendere. Così Riccardo, aspirante professore e forse scrittore, da un’altra città, venne in una mia classe prima: era il 13 gennaio del 2015. Quel giorno avremmo affrontato uno dei canti dell’Odissea, poema che leggiamo integralmente durante l’anno d’esordio del liceo. Nessuno però si sarebbe aspettato di vedere entrare un sedicenne in sedia a rotelle, insieme alla professoressa e alla madre, essendo affetto da una malattia rara, l’epidermolisi bollosa, che attacca i tessuti in modo degenerativo, soprattutto quelli cutanei. I bambini che ne sono colpiti vengono per questo chiamati «bambini-farfalla»: per loro anche un raffreddore o una caduta lieve sono causa di profonde lesioni. Nel caso di Riccardo la malattia, in una forma grave, aveva già compromesso mani e piedi, ma non il sorriso che, nonostante un destino infausto e raro, mostrava la gioia inconfondibile di chi sa che quando l’anima è pronta allora lo diventano anche le cose, e non viceversa. La fragilità di Riccardo era proprio quella di una farfalla, un elegante imprevedibile volo interiore animava il suo corpo esile. Il suo banco era la sedia a rotelle, dalla quale partecipò alla lezione prendendo appunti. Gli piacque molto l’idea di leggere per intero il poema in classe e che ogni studente ne interpretasse un personaggio. Dopo quelle ore mi raccontò i suoi sogni e le sue lotte, e così ebbi modo di conoscere anche la madre e la professoressa, per le quali quel viaggio era stata una bella impresa. Lo salutai come un nuovo inatteso alunno, ma diventò molto di più.

Passavano i mesi e Riccardo mi aggiornava sui suoi progressi nelle letture e nella salute: il suo entusiasmo rimaneva intatto. Gli dedicai una pagina del libro «L’arte di essere fragili», perché avevo visto in lui un maestro nell’arte di trasformare in slancio creativo il limite di una malattia dagli esiti incerti. Avevo scorto in quel ragazzo la trasformazione del destino, ciò che non possiamo cambiare, in destinazione, grazie alla profondità interiore attivata dalla consapevolezza del dono del tempo e dall’amore generoso delle persone che si prendevano cura di lui. Per questo Riccardo aveva il coraggio tipico dell’adolescente amato, un surplus d’anima, un colpo d’ali di speranza che spinge a esplorare la realtà per fare concreta esperienza di sé ed elaborare la novità da portare generosamente nel mondo. Riccardo non aveva rinunciato al desiderio che rende la vita feconda e si approfondisce grazie al confronto con il limite, senza il quale l’esistenza di un adolescente è abbandonata al caos. In una lettera di inizio 2016, nell’augurarmi un anno indimenticabile, mi diceva: «la ringrazio con tutto il cuore di avermi citato, anche se non era necessario. Mi sono commosso. Ora sono in quarta e tra poco compirò i tanto attesi diciotto anni. Pur essendo la mia classe e io pieni di compiti, interrogazioni e verifiche, continuo nel mio adorato viaggio tra i romanzi di ogni genere, compresi i classici. Questa estate ho letto ben 19 opere letterarie tutte scelte da me, tranne tre consigliate dalla professoressa». Seguiva l’elenco dettagliato di romanzi e opere teatrali: a Dostoevskij, Rilke, Shakespeare, Goethe, affiancava la lettura di autori contemporanei e manuali di scrittura. Poi proseguiva, dispiegando le ali in cerca di nuovo nutrimento, che cercava non solo nei libri e nella scrittura: «vorrei annunciarle una bellissima notizia e una cattiva. La prima consiste nel fatto che la mia classe e io, a maggio, saremo in Sicilia per il viaggio d’istruzione del quarto anno. Visiteremo la Sicilia orientale e assisteremo alla rappresentazione dell’Alcesti di Euripide. La seconda è l’alternanza scuola-lavoro: non riuscirò a ritornare da lei per una seconda lezione». Per lui gli spostamenti erano non solo un’impresa ma un rischio.”

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