Verona 3-4 Maggio 2019.

Biblioteca Capitolare, Piazza Duomo 19.

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I relatori

Massimo Ammaniti

Professore Ordinario di Psicopatologia dello Sviluppo / Membro del Board of Directors della World Association of Infant Mental Health / Presidente dell’Associazione Italiana per la Salute Mentale Infantile / Psicoanalista dell’IPA / Membro dell’Osservatorio per l’Infanzia e l’Adolescenza del Ministero del Lavoro e per le Politiche Sociali / Direttore della Rivista “Infanzia e Adolescenza”.

I disturbi di personalità in adolescenza e nel giovane adulto
Nel corso dell’adolescenza tendono ad organizzarsi i disturbi di personalità anche se i sistemi diagnostici psichiatrici non riescono a coglierne la complessità e il significato evolutivo. In un’ottica strutturale lo studio dell’identità, delle relazioni interpersonali e della regolazione affettiva può fornire una valutazione clinica rilevante anche per l’intervento psicoterapico con i giovani.

 

Graziano De Giorgio

Psichiatra e psicoanalista / Membro ordinario della SPI e dell’IPA / Collabora, come docente, con l’European Psychoanalytic Institute / Vive e lavora a Brescia / Tra le pubblicazioni scientifiche: Sogno o son desto? Senso della realtà e vita onirica nella psicoanalisi odierna (Franco Angeli 2011), Le parole e i sogni (Alpes 2015), Arte e psicoanalisi: il respiro della creatività (Franco Angeli 2017).

L’ingresso nella psicosi
Il Dottor De Giorgio discuterà con il pubblico l’intervento della Dottoressa Anna Maria Nicolò. A partire dalle riflessioni proposte sulle trasformazioni proprie dell’adolescenza, che rappresentano un processo il cui esito non è scontato, svilupperà il tema dell’ingresso nella psicosi del giovane adulto.

 

Matteo Lancini

Psicologo e psicoterapeuta / Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano e dell’AGIPPsA / Docente di “Compiti evolutivi e clinica dell’adolescente e del giovane adulto” presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca / Autore di numerose pubblicazioni sull’adolescenza.

Il ritiro sociale in adolescenza e nel giovane adulto: inquadramento e presa in carico
Un numero sempre crescente di giovani si ritira prima dalle scene scolastiche e poi dalle scene sociali, in una sorta di autoreclusione volontaria domiciliare. Il crollo dell’ideale infantile di fronte alle trasformazioni del corpo e allo sguardo di ritorno dei coetanei spinge alcuni adolescenti a ritirarsi severamente, non accedendo ad alcuna forma di mediazione con il mondo. Altri, invece, individuano in internet l’unica possibilità di accesso al sapere, di simbolizzazione e di relazione con gli altri. A partire dall’esperienza maturata negli ultimi quindici anni con questa forma di espressione della crisi evolutiva, l’intervento intende inquadrare la psicodinamica del ritiro sociale e presentare gli orientamenti clinici che guidano la presa in carico del giovane ritirato in una prospettiva evolutiva.

 

Elena Molinari

Pediatra / Psicoanalista Membro Ordinario della S.P.I. / Responsabile  “Progetto a sostegno del bambino malato e ospedalizzato” attuato presso la Clinica Pediatrica dell’IRCCS “S. Matteo” di Pavia / Pubblicazioni in riviste nazionali ed estere / Docente di formazione e di seminari in Italia ed all’estero / Redattore della Rivista Italiana di Psicoanalisi.

Sognare un selfie: ritratti di giovani e terapeuti in cerca di un nuovo modo di relazionarsi
L’analista specchio non esiste più. Ora è il gioco dei riflessi e di una serie di immagini, simili a quelle del sogno, che guidano e sostanziano il momento terapeutico. A questo cambiamento teorico/tecnico, i giovani hanno impresso un’ulteriore trasformazione. Oltre il setting classico, i ragazzi sono alla ricerca di un loro senso dello scorrere del tempo, di comprendere le relazioni conflittuali interne ed esterne, di desiderare un nuovo ordine del mondo. Chiedono ai terapeuti di seguirli, di variare i riferimenti teorici, provocando nuovi setting e di imparare, anche dai giovani stessi, un modo di lavorare adeguato ai nostri giorni.

 

Anna Maria Nicolò

Neuropsichiatra infantile, Psicoanalista della SPI e dell’IPA / Presidente della SPI / Socia fondatrice della Società di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SIPsIA), dell’European Family Therapy Association (EFTA) e del Centro di Psicoanalisi Familiare e di Coppia / Membro della redazione internazionale delle riviste Groupal e Le divan familial.

La mente adolescente e il corpo ripudiato
Dell’adolescenza il corpo è protagonista indiscusso: le trasformazioni puberali danno vita a nuove sensazioni, mutano la percezione delle distanze interpersonali, modificano la rappresentazione di sé, cimentano l’identità costituitasi durante l’infanzia. Questo processo non è un percorso dall’esito scontato. Il corpo può essere vissuto come persecutorio, nemico, e perciò ripudiato. Questo ripudio non mostrerà solo l’esistenza di un profondo conflitto identitario, ma sarà anche spia e causa di un disturbato legame con l’altro. Che significato hanno poi l’incremento epidemico di patologie come l’anoressia o i self cutting dove il corpo viene mortificato, attaccato, tagliato, reso sofferente o mostruoso o al contrario alterato per inseguire una irraggiungibile perfezione?
Tuttavia, l’adolescenza non è solo una fase della vita, è anche una sorta di enzima che stimola la nostra mente verso specifici compiti e nuovi funzionamenti. Permettere all’adolescenza di funzionare nella mente è un processo complesso che suscita inevitabilmente conflitti e paure che ritroviamo anche negli adulti.