Disturbi alimentari

Secondo la classificazione mondiale più accreditata (DSM IV-TR), rientrano nei disturbi del comportamento alimentare: l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e i disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (NAS). I NAS sono una categoria eterogenea in cui sono compresi molti disturbi atipici o parziali. L’Obesità, finora, non è stata inclusa nella classificazione del DSM-IV-TR poiché non sembra associata ad alcuna sindrome o disturbo psicologico specifico. Le persone obese, tuttavia, soffrono spesso del disturbo da alimentazione incontrollata.

Molti studi segnalano che i diversi disturbi del comportamento alimentare presentano aree di sovrapposizione, con somiglianze rilevanti e frequenti passaggi, nel tempo, da una tipologia all’altra. Persone che condividono una stessa sintomatologia possono avere strutture psicopatologiche molto diverse. Ciò rende conto della differenze nella prognosi e nelle risposte agli interventi terapeutici.

Tutti i disturbi del comportamento alimentare sono patologie psichiche complesse che incidono negativamente, non solo sul corpo, ma anche sulla vita affettiva e relazionale. Spesso si associano ad altre forme di disagio, come depressione, abuso di sostanze, disturbi d’ansia e pluridipendenze. I disturbi alimentari riguardano fasce d’età sempre più ampie, dall’infanzia fino alla maturità.

L’esordio della sintomatologia è tipicamente adolescenziale (14-18 anni), ma sempre più di frequente si registrano forme infantili precoci (8-9 anni) o tardive (dopo i 25 anni fino ai 40 anni ed oltre). Il problema è diffuso soprattutto nei paesi industrializzati e colpisce le adolescenti e le giovani donne in misura superiore ai maschi, anche se si sta assistendo ad un aumento dell’incidenza negli uomini.

Il fenomeno va inserito in un quadro più ampio e complesso rispetto a quello del singolo individuo. La componente sociale gioca un ruolo importante e può spiegare la progressiva diffusione di questi disturbi che si collocano al confine tra soggettività corporea e mentale. I modelli pubblicitari e televisivi sollecitano una sorta d’insoddisfazione per il proprio corpo, proponendo il confronto con chi sembra incarnare perfezione corporea, lusso, successo. In un contesto socio-culturale consumistico e disgregato il proprio corpo diventa così uno strumento manipolabile e plasmabile. E’ simbolo di autocontrollo, di realizzazione e sicurezza di sé, senza che si colga la portata distruttiva del comportamento alimentare.

 

Cause

A favorire l’insorgenza di un disturbo del comportamento alimentare concorrono cause di tipo multifattoriale, vale a dire complesse interazioni tra fattori biologici, psicologici, familiari e culturali. Eventi specifici – come separazioni, perdite, eventi di vita stressanti, abitudini alimentari scorrette – possono far precipitare la situazione e sbilanciarla in senso psicopatologico. Il sintomo permette a chi soffre di questi disturbi di percepire la propria identità come più integra e stabile. Permette di definire sé stesso in base alla patologia da cui è affetto:”sono anoressica”, “sono bulimica”.

 

Anoressia

Il termine anoressia deriva dal greco anorexía, termine che indica la mancanza di desiderio per il cibo. In questo caso il significato letterale risulta del tutto forviante. Nell’anoressia nervosa, infatti, non manca l’appetito, si assiste anzi ad una strenua lotta contro la fame per perdere peso, poiché l’autostima del soggetto dipende esclusivamente dalla magrezza. I criteri diagnostici per l’anoressia nervosa sono 4:

Rifiuto di mantenere un peso corporeo adeguato (la persona mostra un peso inferiore all’85% del peso atteso per età e statura). Il decremento ponderale è solitamente ottenuto mediante la dieta, anche se condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi o di diuretici) e attività fisica eccessiva possono far parte del quadro clinico.
Intensa paura d’ingrassare, che non si attenua con il decremento ponderale. La persona non si sente mai troppo magra.
Percezione distorta dell’immagine corporea. Anche quando sono emaciati, gli individui con anoressia nervosa affermano di essere sovrappeso e che certe parti del corpo, quali l’addome, i glutei e le cosce, sono troppo grasse. Per valutare dimensioni e peso corporeo si pesano continuamente, misurano le diverse parti del corpo e si controllano allo specchio con occhio ipercritico.
Amenorrea (assenza del ciclo mestruale) a causata dell’estrema magrezza. Dei quattro criteri diagnostici, l’amenorrea pare essere il meno importante; poche differenze, infatti, sono state rilevate fra le donne che soddisfano tutti e quattro i criteri e quelle che soddisfano solo i primi tre.
Il DSM-IV-TR distingue due tipologie di anoressia nervosa. Nel sottotipo con restrizioni il decremento ponderale è ottenuto limitando drasticamente l’assunzione di cibo; nel sottotipo con abbuffate/condotte di eliminazione, le persone si sottopongono regolarmente ad abbuffate e a condotte di eliminazione. Alle persone con anoressia nervosa vengono spesso diagnosticato: depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, fobie, disturbo di panico, alcolismo e vari disturbi di personalità. Il digiuno autoimposto e il ricorso a lassativi producono numerose conseguenze biologiche indesiderabili nelle persone con anoressia nervosa. Spesso si ha ipotensione, bradicardia, problemi renali e gastrointestinali, osteoporosi, aridità della cute, fragilità delle unghie, alterazioni dei livelli ormonali e una leggera anemia. I livelli di elettroliti come potassio e sodio spesso presentano alterazioni. Questi sali ionizzati, presenti in diversi fluidi corporei, sono essenziali al processo di trasmissione neurale, e livelli inferiori alla norma possono portare stanchezza, debolezza, aritmie cardiache, ecc. L’andamento del disturbo può variare da forme lievi e transitorie o episodiche, seguite da completa remissione sintomatica, a forme nelle quali si avvicendano fasi di equilibrio e periodi di riacutizzazione, fino a forme croniche con deterioramento progressivo. L’anoressia inizia di solito con una dieta, con restrizioni alimentari mosse dal desiderio di migliorare la propria immagine e di farla aderire al modello proposto dalla società.

 

Bulimia

Il significato etimologico del termine bulimia è fame “da bue”, enorme, smisurata (dal greco bous, “bue” e limos “fame”). La bulimia nervosa è caratterizzata da desiderio intenso e incontenibile di alimentarsi con enormi quantità di cibo, viene cioè percepita una sensazione di fame eccessiva che deve essere soddisfatta in modo tossicomanico. La bulimia nervosa è, secondo i criteri del DSM-IV-TR, caratterizzata da ricorrenti abbuffate (episodi di rapida ingestione di grandi quantità di cibo), con perdita di controllo e condotte compensatorie (vomito, uso di lassativi e diuretici, esercizio fisico) che si verificano almeno due volte alla settimana per tre mesi. Non si può diagnosticare una bulimia nervosa se gli episodi di abbuffata e condotte di eliminazione si verificano in un contesto di anoressia nervosa e di calo ponderale estremo; in questi casi la diagnosi è di anoressia nervosa del sottotipo con abbuffate/condotte di eliminazione. In effetti, una differenza importante tra l’anoressia e la bulimia è proprio la perdita di peso. La bulimia, infatti, a differenza dell’anoressia, non porta di solito ad una modificazione corporea significativa: le persone che soffrono di questo disturbo spesso sono normopeso o leggermente sovrappeso o sottopeso. Nella bulimia, le abbuffate o crisi bulimiche avvengono generalmente in solitudine; esse possono essere indotte da stress e dalle conseguenti emozioni negative, e di solito continuano finché la persona non si sente piena da scoppiare. I pazienti riferiscono di perdere il controllo durante la crisi bulimica, fine al punto di esperire qualcosa di simile a uno stato dissociativo in cui si perde consapevolezza del proprio comportamento o si sente di non essere realmente quella persona che si sta abbuffando. Spesso le persone affette da bulimia si vergognano delle proprie abitudini alimentari patologiche e cercano di nasconderle. Quando l’abbuffata si conclude, una sensazione di disgusto e la paura di aumentare di peso portano alla seconda fase della bulimia nervosa: la condotta di eliminazione per tentare di rimediare agli effetti calorici della crisi bulimica. Gli individui affetti da bulimia per tenere sotto controllo il peso corporeo, da cui fanno dipendere la loro autostima, spesso ricorrono al vomito autoindotto, all’abuso di lassativi e diuretici, nonché al digiuno e all’eccessiva attività fisica. Anche la bulimia nervosa come l’anoressia si divide in due sottotipi: con condotte di eliminazione e senza condotte di eliminazione. In quest’ultimo caso i comportamenti compensatori sono il digiuno o l’attività fisica eccessiva. La bulimia nervosa inizia tipicamente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta e circa il 90% dei casi riguarda individui di sesso femminile. La bulimia nervosa presenta comorbidità con numerose altre diagnosi, in particolare con la depressione, i disturbi della personalità, i disturbi d’ansia, l’abuso di sostanze e il disturbo della condotta. Come l’anoressia, la bulimia è associata a diversi effetti collaterali fisici. Le frequenti condotte di eliminazione possono produrre ipopotassiemia, mentre il ricorso inappropriato a lassativi induce diarrea, che a sua volta può portare ad alterazioni nell’equilibrio elettrolitico e causare irregolarità nella frequenza cardiaca. Il vomito ricorrente è stato collegato a propblemi mestruali e può portare a lesioni a carico del tessuto dello stomaco e della gola, e a una perdita dello smalto dentale, dovuta agli acidi gastrici che intaccano i denti. In alcuni casi le ghiandole salivari possono ingrossarsi. La persona bulimica, come quella anoressica, aspira al controllo del corpo e all’ideale di magrezza, ma non riesce a contrastare la “crisi bulimica”, che utilizza per gestire forti sensazioni di vuoto interno, di perdita, e l’impossibilità di sentire il proprio corpo. A prescindere dal significato che le condotte di svuotamento possono assumere per il soggetto, quasi sempre hanno un carattere di segretezza per il vissuto di incomunicabilità che le accompagna, o per il senso di vergogna e di colpa. Il sintomo bulimico a volte si struttura nella vita di una persona all’insaputa di tutto il contesto familiare, che può ignorarlo anche per anni.

 

Disturbo da alimentazione incontrollata (BED)

Il “Disturbo da Alimentazione Incontrollata”, conosciuto anche come Binge Eating Disorder, è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da abbuffate a cui non seguono condotte compensatorie per contrastare l’ingestione di cibo in eccesso. A questo disturbo vengono riconosciute forti implicazioni psicologiche a differenza dell’obesità che è stata tradizionalmente considerata soprattutto una malattia di tipo medico. L’abbuffata compulsiva è caratterizzata da perdita di controllo, velocità nel mangiare, sensazione di pienezza eccessiva, introduzione di grandi quantitativi di cibo in mancanza della sensazione di fame, segretezza nell’atto del mangiare, disgusto e disprezzo verso sé stessi, stati di ansia e forte agitazione espressi anche a livello motorio. I pazienti si descrivono come se fossero in trance, come se fosse qualcun altro a mangiare al posto loro. L’abbuffata si presenta alla stregua di un comportamento automatico, che può conciliarsi con altre attività nelle quali non è necessario pensare (per esempio, ascoltare la musica, guardare la tv, ecc). I cibi ricercati durante questi episodi sono prevalentemente dolci ad alto contenuto calorico; spesso vengono preferiti i cibi che la persona di solito non si concede perché li considera “pericolosi” dal punto di vista calorico. Durante l’episodio di abbuffata il vissuto della persona viene descritto come positivo, poiché vi è un’immediata riduzione del senso di ansia e della fame con la conseguente sensazione di sollievo. Ben presto, tuttavia, prendono il sopravvento emozioni negative: depressione, disgusto, vergogna e senso di colpa. Frequenti sono anche le sensazioni fisiche di stanchezza, mal di stomaco o sonnolenza improvvisa. Il DSM-IV-TR classifica il disturbo da alimentazione incontrollata tra le diagnosi che necessitano di ulteriori studi. Si distingue dall’anoressia nervosa per l’assenza di decremento ponderale e dalla bulimia nervosa per l’assenza di comportamenti compensatori (condotte di eliminazione, digiuno o attività fisica eccessiva). Il più delle volte gli individui con il disturbo da alimentazione incontrollata sono obesi. È importante sottolineare, tuttavia, che non tutte le persone obese soddisfano i criteri per il disturbo da alimentazione incontrollata. Solo coloro che hanno episodi di abbuffate e che riferiscono la sensazione di una perdita di controllo rispetto al cibo si qualificano come affette dal disturbo.

 

Disturbi non altrimenti specificati (NAS)

La categoria include quei disturbi che non soddisfano i criteri di uno specifico disturbo dell’alimentazione. Raccoglie inoltre tutte le forme anoressiche e bulimiche sotto-soglia ovvero in via di strutturazione che potrebbero evolvere in forme cliniche più evidenti.