Disturbi d’ansia

Tutte le persone, nel corso della loro vita, provano ansia e paura. Con il termine ansia ci riferiamo ai sentimenti di preoccupazione ed apprensione che si esperiscono nel prevedere un problema o una difficoltà; l’ansia pertanto fa riferimento ad una minaccia futura. La paura, invece, è una risposta ad un pericolo immediato, facendo così riferimento ad una minaccia presente. Sia l’ansia che la paura sono emozioni di grandissima importanza ed utilità. L’ansia, ad esempio, ci aiuta quando, anticipando la percezione del pericolo, ci porta a evitare situazioni particolarmente pericolose o comunque ci prepara a reagire nel modo più adeguato. La paura, attraverso rapidi mutamenti del sistema nervoso simpatico, induce una situazione di particolare allerta che prepara l’organismo a fronteggiare il pericolo. Normalmente dunque l’ansia e la paura hanno un forte valore adattivo. Talvolta però, come accade in taluni disturbi d’ansia, il sistema deputato alla paura sembra funzionare male, attivandosi, ad esempio, anche quando non è presente alcun pericolo reale. In questi casi ansia e paura possono diventare emozioni fortemente disfunzionali, peggiorando il nostra adattamento alle situazioni e all’ambiente. Definire quando ansia e paura vanno considerati disturbi psichici è una valutazione complessa che dipende da diverse variabili anche perché le situazioni capaci di suscitare queste emozioni e la capacità di sopportarle e gestirle variano molto da persona a persona. L’ansia e la paura vengono considerati sintomi di disagio psichico per lo più quando sono troppi intensi, si manifestano con eccessiva frequenza e si protraggono troppo a lungo; quando si presentano senza motivo apparente, quando conducono alla perdita di controlla, all’evitamento di determinate situazioni o sono comunque causa di forte disagio psichico. Assieme ai disturbi dell’umore i disturbi d’ansia rappresentano i disturbi psichici più diffusi al mondo. Si stima, infatti, che il 10% circa della popolazione soffra di disturbi d’ansia. Un importante studio svolto negli stati uniti rileva che il 28% dei soggetti riferiva di avere sperimentato, in qualche momento della propria vita, sintomi che soddisfano i criteri previsti dal DSM-IV per la diagnosi di un disturbo d’ansia. Va ricordato che i disturbi d’ansia comportano costi molto alti per le persone che ne soffrono, tali disturbi si associano infatti a difficoltà sul lavoro e seri problemi nelle relazioni interpersonali. Tuttavia, le sindromi ansiose spesso non vengono diagnosticate e dunque non vengono trattate. In questi casi l’ansia può diventare una malattia, trasformandosi in un circolo vizioso che si autoalimenta, fatto di ansia anticipatoria, catastrofismo, angosce e sintomi organici. Affrontare l’ansia è il modo migliore per vincerla. I disturbi d’ansia vengono trattati in modo efficace con la psicoterapia, i farmaci o con una combinazione di entrambi. Lo psicoterapeuta e lo psichiatra sono le figure capaci di diagnosticare e trattare nel modo più adeguato le sindromi ansiose. Solitamente i farmaci vengono prescritti per controllare i sintomi in caso di disagio troppo intenso, mentre la psicoterapia fornisce al paziente gli strumenti utili a vedere le proprie ansie in una prospettiva diversa, ad interrogarsi sulle sue origini e sui significati attuali. Talvolta si ricorre alla combinazione di psicoterapia e farmaci per favorire sia risposta immediato che un cambiamento duraturo. È utile considerare che un intervento precoce aiuta a prevenire l’insorgenza di eventuali patologie associate all’ansia.

 

I quadri clinici dei disturbi d’ansia

Prenderemo ora in esame un vasto gruppi di disturbi classificati nel DSM-IV-TR come disturbi d’ansia: fobie specifiche, fobie sociali, disturbi di panico, disturbo d’ansia generalizzato, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo post-traumatico da stress. Una caratteristica comune a tutti i disturbi d’ansia sono livelli abnormi per intensità o frequenza. I disturbi di panico e le fobie si distinguono per l’intensa paura oltre che per l’ansia. Ogni specifico disturbo, tuttavia, risulta definito da un differente quadro di sintomi correlati all’ansia o alla paura. Per ogni disturbo esistono criteri che precisano in che termini l’ansia o la paura devono interferire col funzionamento della persona, o causare disagio, perché si possa trarre la diagnosi di un particolare disturbo.

 

Disturbo di panico e agorafobia

Il disturbo di panico è caratterizzato da frequenti attacchi di panico apparentemente immotivati. Un attacco di panico è caratterizzato da forti sensazioni di apprensione, terrore e disastro incombente, seguite spesso dalla paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire. A tali episodi si accompagnano vistose reazioni organiche quali dispnea, palpitazioni, nausea, dolore toracico, senso di soffocamento, capogiri, sudorazione e tremori. Più raramente vengono riferiti sensazioni di depersonalizzazione (sentirsi come fuori dal proprio corpo) o di derealizzazione (senso di irrealtà del mondo). Normalmente la sintomatologia si manifesta molto rapidamente, raggiungendo la massima intensità in pochi minuti. Gli attacchi di panico sono definiti inaspettati quando si presentano all’improvviso, situazionali, quando si legano a situazioni specifiche (prendere l’aereo, guidare l’auto, ecc.). Il disturbo da attacchi di panico, inoltre, può associarsi o meno ad agorafobia. Possiamo definire l’agorafobia come l’ansia relativa a trovarsi in luoghi o situazioni dai quali può essere difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali può non essere disponibile aiuto in caso di attacco di panico. Molte persone affette da agorafobia non riescono ad uscire di casa o lo fanno con grande disagio. Secondo il DSM infine per poter formulare la diagnosi di disturbo di panico è necessario che gli episodi siano inaspettati e ricorrenti, che la persona sia preoccupato di subire altri attacchi e che tale timore produca cambiamenti significativi nella sua vita. Viene cioè preso in considerazione anche il modo in cui il soggetto risponde agli attacchi. Sebbene estremamente spiacevoli, gli attacchi di panico non sono pericolosi. Spesso tuttavia le persone, temendo di essere affette da gravi disturbi cardiaci o polmonari, si rivolgono al pronto soccorso dove non vengono però individuati problemi organici rilevanti. Chi ha avuto attacchi di panico spesso vive nel timore che questi episodi si possano ripetere. Quest’ansia anticipatoria aumenta la tensione psicofisica dell’individuo favorendo di fatto la comparsa di ulteriori episodi. L’ansia cioè si autoalimenta dando vita ad un circolo vizioso dal quale non sempre è facile sottrarsi. Alcune persone con attacchi di panico guariscono senza trattamento, specialmente se non evitano le situazioni in cui si sono verificati gli episodi. Per altre persone, soprattutto se non seguite efficacemente con farmaci e/o psicoterapia, il disturbo può avere un decorso cronico oscillante.

 

Fobie

Con il termine fobia si intende la paura marcata e persistente di un oggetto o di una situazione particolare. Nelle fobie la paura è irrealistica e sproporzionata rispetto al pericolo che l’oggetto o la situazione può effettivamente comportare. Nonostante riconoscano le loro paure come eccessive e irrazionali, i fobici cercano di evitare in ogni modo le situazioni o gli oggetti in grado di suscitare loro stati d’ansia. Questo comportamento rinforza la paura e, soprattutto se esteso a più situazioni, può compromettere la qualità di vita di queste persone, interferendo con le attività sociali e lavorative della persona e favorendo l’isolamento. Le fobie specifiche: una fobia specifica consiste in una paura intensa e immotivata, causata dalla presenza di un particolare oggetto o situazioni circoscritte (paura di volare, delle altezze, degli animali, ecc.) La diagnosi è appropriata solo se l’oggetto (o la situazione) fobico viene evitato o sopportato con intensa ansia, interferendo significativamente con la routine quotidiana, o compromettendo funzionamento lavorativo e vita sociale.

La fobia sociale: Le persone con fobia sociale mostrano paura irrazionale e persistente nel confrontarsi con gli altri, soprattutto se la situazione le fa sentire potenzialmente esposte al giudizio o alle critiche. Per questa ragione, l’individuo affetto da tale fobia, normalmente cerca di evitare le situazioni in cui potrebbero essere oggetto della valutazione di altri (parlare in pubblico, partecipare a riunioni di lavoro, ecc.). Meno frequentemente la persone si sforza di sopportare la situazione sociale o prestazionale temuta, ciò che normalmente induce un elevato stato d’ansia accompagnato spesso dal timore che il disagio diventi visibile mediante comportamenti inadeguati o sotto forma di rossore, tremori. La fobia sociale viene definita generalizzata quando la paura e l’evitamento si estendono a tutte le situazioni sociali, oppure specifico, se la reazione fobica è circoscritta a particolari esperienze.

 

Disturbo d’ansia generalizzato

Nel disturbo d’ansia generalizzato, l’ansia si sviluppa in modo latente e progressivo generando una condizione di costante inquietudine e preoccupazione. L’ansia non è dunque circoscritta a situazioni particolari, ma pervade quasi ogni ambito della vita quotidiana. La persona mostra dunque una preoccupazione eccessiva, per intensità, durata e frequenza, rispetto alla situazione che si trova a vivere. Le preoccupazioni più comuni comprendono le responsabilità lavorative, il denaro, la salute, la sicurezza, ecc.. A questa condizione possono associarsi difficoltà a concentrarsi, irritabilità e tensione muscolare, oltre a problemi di ordine fisico quali disturbi del sonno, vertigini, dolori allo stomaco e vampate di calore. Il decorso del disturbo, se non trattato, è di solito fluttuante e cronico, con peggioramenti sotto stress.

 

Disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato da idee, pensieri, immagini o impulsi vissuti come intrusivi, persistenti e incontrollabili (ossessioni), nonché dal bisogno continuo di ripetere comportamenti o azioni mentali al fine di ridurre la sofferenza causata dai pensieri ossessivi (compulsioni). Le principali tematiche ossessive riguardano la contaminazione (es. paura di infettarsi), il dubbio (es. timore di aver lasciato aperto il gas), la perdita e gli impulsi sessuali (es. timore di non riuscire controllare la propria sessualità) o aggressivi (es. timore di far male a qualcuno). Come abbiamo detto, normalmente, le persone con disturbo ossessivo-compulsivo si vedono costrette a ripetere azioni afinalistiche e insensate, dette rituali, per ridurre l’ansia e controbilanciare le proprie ossessioni. In tal senso, ossessioni e compulsioni sono le due facce della stessa medaglia. Ecco che allora, ad esempio, la continua pulizia della casa controbilancia il timore di contaminazione; i controlli ripetuti il timore di aver lasciato aperto il gas, la porta, la luce e così via. Nonostante spesso le persone si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità dei propri pensieri e dell’insensatezza delle loro azioni, possono arrivare a sviluppare rituali molto complessi, con straordinario dispendio di tempo ed energie. Per lo più i rituali, come ad esempio il lavaggio delle mani, sono osservabili, altri invece come i conteggi ripetuti o le frasi ripetute mentalmente, non lo sono. Purtroppo molte persone, vivendo questo problema con vergogna ed imbarazzo, sono restie a chiedere aiuto posticipando la possibilità di un trattamento efficace. Episodi depressivi spesso si associano a questo disturbo, sono infatti riscontrabili in circa un 1/3 dei pazienti al momento della diagnosi e in 2/3 in un dato momento della vita. Per essere diagnosticato, il disturbo ossessivo-compulsivo deve causare alla persona notevole disagio ed interferire con le normali attività quotidiane.

 

Disturbo post-traumatico da stress

L’aspetto distintivo del disturbo post traumatico da stress è rappresentato dall’esposizione ad un grave evento traumatico, che viene poi rivissuto, causando forte ansia, senso di impotenza ed evitamento delle situazioni associate al trauma. In particolare la persona deve essere stata coinvolta direttamente, o come spettatrice, in un evento che ha implicato lesioni gravi, morte o pericolo di morte, o comunque una minaccia all’integrità fisica del soggetto o di altre persone. Nel disturbo post-traumentico la persona oltre a richiamare spesso alla mente il trauma vissuto, mediante “flashback” o incubi notturni, e ad evitare tutto ciò che rimanda all’evento traumatico, spesso manifesta un generale ottundimento della reattività (diminuito interesse, senso di distacco e di estraniamento, incapacità di provare emozioni positive). Infine, si riscontra spesso aumentata attivazione fisiologica come difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, difficoltà di concentrazione, ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme. A volte l’esordio dei sintomi è ritardato, verificandosi dopo molti mesi o anche anni dall’evento traumatico.