Disturbi dell’umore

Disturbi dell’umore

Il DSM-IV-TR distingue i disturbi dell’umore in due macrocategorie: i disturbi che implicano soltanto sintomi depressivi e quelli che comportano anche sintomi maniacali (disturbi bipolari). 

Disturbi depressivi

A tutte le persone capita di provare sentimenti di tristezza. Situazioni esterne, eventi traumatici, ma anche soltanto le delusioni della vita quotidiana sono in grado di provocare un abbassamento del tono dell’umore. I sentimenti e i pensieri negativi che ne conseguono solitamente non soddisfano i criteri per una diagnosi di disturbo depressivo e la remissione dei sintomi avviene spontaneamente. Tuttavia il 15-20% delle persone presenta, nel corso della vita, sintomi depressivi di intensità e durata tali da necessitare di un intervento terapeutico. Queste persone oltre a provare sentimenti di profonda tristezza, solitamente mostrano perdita di interesse per tutte quelle attività che prima erano fonte di soddisfazione e piacere. Le persone depresse inoltre risultano spesso fortemente autocritiche, esagerando i loro difetti e manchevolezze e arrivando a svalutarsi ed autoaccusarsi in modo eccessivo. Nelle persone che soffrono di un disturbo depressivo spesso si riscontra anche difficoltà a concentrarsi, faticabilità e scarsa energia. In alcuni casi si verifica un rallentamento dei pensieri o dei movimenti, o, al contrario, uno stato di agitazione psicomotoria. Anche il sonno può risultare alterato (difficoltà ad addormentarsi, continui risvegli, ecc.) così come l’alimentazione (con diminuzione o aumento dell’appetito). Tutti questi aspetti contribuiscono a rendere la visione della vita delle persone depresse cupa e pessimistica, con conseguente perdita di iniziativa e ritiro sociale. Infine, nei casi di profonda disperazione e sconforto si riscontrano spesso ideazioni suicidarie. 

Disturbo depressivo maggiore

Per formulare questa diagnosi il DSM-IV-TR richiede che i sintomi siano presenti da almeno due settimane. Oltre all’umore depresso e alla perdita di piacere e interesse devono essere presenti almeno quattro dei seguenti sintomi: alterazioni dell’attenzione, del sonno o dell’appetito, sentimenti di inutilità e autosvalutazione, agitazione o rallentamento psicomotorio, pensieri suicidari. Il DSM distingue fra le persone colpite da un singolo episodio e quelle che mostrano episodi ricorrenti. 

Disturbo distimico

La distimia è una forma particolare di depressione. Rispetto all’episodio depressivo la distimia presenta sintomi più lievi ma più persistenti. Infatti, secondo il DSM-IV-TR per fare questa diagnosi è sufficiente che all’umore depresso si accompagnino due dei seguenti sintomi: scarso appetito o iperfagia; insonnia o ipersonnia; scarsa energia; difficoltà a concentrarsi o a prendere decisioni; sentimenti di disperazione. Se nella distimia il numero di sintomi è inferiore rispetto al disturbo depressivo maggiore, è la loro durata invece, come accennato, ad essere decisamente superiore. La sintomatologia, infatti, deve perdurare per almeno due anni.

Le persone che soffrono di questo disturbo vivono così, per anni, sensazioni di costante stanchezza, abbattimento e tristezza. Quasi tutto le affatica e quasi nulla dà loro gioia o soddisfazione. Queste persone, col tempo, possono sviluppare forti sentimenti di inadeguatezza e bassa autostima, oltre ad una serie di timori ed ansie che spesso inducono un progressivo ritiro sociale. La distimia difficilmente viene riconosciuta e trattata come un disturbo. Solitamente, infatti, i distimici riescono ad espletare ugualmente le proprie funzioni lavorative e sociali, seppure con uno sforzo straordinario difficilmente visibile dall’esterno. Accade così che spesso la loro sofferenza non venga riconosciuta, né presa sul serio come invece meriterebbe. Circa il 6% della popolazione sviluppa una distimia nel corso della vita. Di solito il disturbo prolungato dell’umore inizia nell’adolescenza, a volte l’esordio riguarda invece l’età infantile. 

Disturbi maniacali

Con il termine mania facciamo riferimento a periodi di eccessiva e immotivata euforia. In queste fasi la persona ha difficoltà a regolare le proprie emozioni in modo consono alle situazioni. Il tono dell’umore è, infatti, così elevato da far sentire la persona realizzata e superiore agli altri benchè il comportamento sia caotico ed inadeguato. Il DSM-IV-TR, per formulare la diagnosi di episodio maniacale o ipomaniacale, richiede la presenza di umore eccessivamente elevato o irritabile. Inoltre prevede che siano soddisfatti almeno tre dei seguenti criteri: aumento dell’attività finalizzata o agitazione psicomotoria; loquacità insolita, diminuito bisogno di sonno; autostima ipertrofica; distraibilità; eccessivo coinvolgimento in attività ludiche potenzialmente dannose (spese di denaro eccessive, rapporti sessuali promiscui, guida imprudente, ecc.).

Una diagnosi corretta richiede che i sintomi durino almeno una settimana e siano tali da compromettere la vita della persona, o da richiederne ospedalizzazione. Nell’episodio ipomaniacale i sintomi possono durare anche solo 4 giorni e il comportamento della persona, seppur chiaramente alterato, non necessariamente ne compromette in modo significativo la qualità di vita. Il DSM individua tre forme di disturbo bipolare: 

Disturbo bipolare I

Questo disturbo è caratterizzato dall’alternanza di episodi conclamati di tipo maniacale e depressivo maggiore. Il disturbo bipolare di tipo I normalmente ha il suo esordio con un episodio depressivo e il suo decorso prevede almeno un periodo maniacale o di eccitamento. La fase depressiva può precedere o seguire di poco la fase maniacale, oppure la depressione e la mania possono essere separati da lunghi periodi, anche mesi o anni. 

Disturbo bipolare II

Nel disturbo bipolare di tipo II, gli episodi depressivi si alternano a episodi ipomaniacali. Nel corso del periodo ipomaniacale il tono dell’umore cresce e il funzionamento complessivo migliora. I periodi ipomaniacali sono così caratterizzati da grande energia e sicurezza, con un netto miglioramento delle relazioni sociali e delle prestazioni lavorative. Queste appaiono spesso addirittura superiori alla norma. 

Disturbo ciclotimico

Il disturbo ciclotimico è caratterizzato da ampie fluttuazioni dell’umore. Nella vita della persona, infatti, frequenti ma lievi sintomi depressivi si alternano a lievi sintomi di mania. Il disturbo ciclotimico può anticipare l’insorgenza del disturbo bipolare di tipo II, ma può anche manifestarsi in forma “pura” senza sfociare in alcun disturbo dell’umore maggiore. In questi casi, si assiste all’alternanza tra brevi periodi depressivi e momenti di entusiasmo ed euforia.

Sebbene talvolta i tratti ipomaniacali favoriscano la leadership, il successo, la carriera e la creatività, più spesso hanno ricadute negative sul piano interpersonale e sociale. Si assiste cioè ad una generale instabilità caratterizzata da precarietà lavorativa, improvvisi e frequenti traslochi, ripetute rotture di legami affettivi o coniugali, ecc. Come nel caso della distimia questa diagnosi richiede che i sintomi perdurino per almeno due anni.